Me lo ricordo come se fosse ieri: ero al centro fibrosi cistica.
Mia figlia giocava sul pavimento e io facevo finta di leggere, ma in realtà avevo gli occhi sempre su di lei. Di fronte a noi c’era un’altra bambina, e con lei una mamma che la guardava esattamente come io guardavo Sofia. È una cosa che forse da fuori non si nota, ma tra certe madri si riconosce subito: quel modo di osservare senza mai distrarsi davvero, di stare attente a tutto anche quando si cerca di sembrare calme.
C’erano le stesse attenzioni, la stessa stanchezza, la stessa paura tenuta a bada. Una paura che non ha bisogno di essere spiegata, perché si legge nei gesti, nel tono della voce, nel modo in cui stai seduta senza essere mai davvero rilassata. Forse è stato proprio per questo che abbiamo cominciato a parlare. Non c’è stato bisogno di girarci troppo intorno. Bastava essere lì, nello stesso posto, con lo stesso peso addosso e lo stesso amore dentro.
Abbiamo scambiato qualche parola, poi qualcuna in più. E prima di salutarci ci siamo date il numero di telefono, quasi naturalmente, come se quel filo si fosse già teso da solo tra noi.
Da quel giorno io e lei abbiamo stretto un patto silenzioso. Un patto fatto non di promesse solenni, ma di presenza vera. Esserci una per l’altra. Scriverci quando gli esami non vanno come speriamo, raccontarci quei rari momenti in cui invece vanno bene, consolarci, sostenerci, ma soprattutto sfogarci senza dover tradurre ogni emozione in parole perfette. Perché a volte non serve nemmeno spiegarsi troppo: chi vive certe cose capisce subito.
Con il tempo quella presenza è diventata qualcosa di prezioso. Non è soltanto un’amicizia. È una forma di parentela scelta dal dolore, dalla cura, dalla fatica quotidiana, ma anche dalla tenerezza di sentirsi comprese senza dover sempre dimostrare niente.
Lei è la sorella che non ho mai avuto, trovata in questo pezzo di strada che non avrei mai scelto. Eppure, dentro una strada così dura, incontrarla ha fatto la differenza. Perché ci sono cammini che non diventano meno faticosi, ma diventano almeno meno soli.
Laura, mamma di Sofia

