Portare con me chi non c’è

Per molti la fibrosi cistica entra nella vita prestissimo, quasi subito. Nella mia è arrivata molto più tardi.

Ho ricevuto la diagnosi da adulto e ho scoperto di avere una forma lieve della malattia. Questo mi ha permesso di vivere molte esperienze che per altre persone con fibrosi cistica sono state, o sono ancora, molto più difficili.

Ho sempre praticato sport. Non so quanto abbia inciso sul mio percorso e non voglio attribuirgli un ruolo che non posso dimostrare. So soltanto che il movimento e la montagna hanno sempre fatto parte della mia vita.

La primavera scorsa sono partito da Genova con la bandiera di LIFC Emilia verso un Quattromila. A pochi metri dalla vetta, le condizioni meteorologiche sono diventate troppo difficili e ho deciso di fermarmi.

Quella salita, però, non riguardava davvero la vetta.

Volevo portare con me, almeno simbolicamente, le persone con fibrosi cistica che hanno conosciuto una malattia molto più dura della mia. Persone a cui la malattia ha tolto possibilità, tempo, respiro. E persone che oggi non ci sono più.

Io ho potuto essere lassù; questa possibilità non è stata concessa a tutti. Per questo quella bandiera aveva per me un significato preciso: ricordare che dietro la stessa diagnosi possono esserci vite molto diverse.

La mia speranza è che un giorno questa differenza non esista più e che nessuno debba più essere fortunato ad avere una forma lieve di fibrosi cistica.

Che la fibrosi cistica, semplicemente, non esista più.