Categoria: Ricerca Medica

  • Save the date – Assemblea Lega Italiana Fibrosi Cistica, Parma 17 Maggio 2015

    Save the date – Assemblea Lega Italiana Fibrosi Cistica, Parma 17 Maggio 2015

    Domenica, 17 maggio 2015
    Assemblea Annuale LIFC Emilia onlus
    Parma, Hotel Parma e Congressi

    a breve programma dettagliato

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  • Fino al 1 marzo dona #unrespiroinpiù ai pazienti con fibrosi cistica al 45509: Insieme Possiamo Vincere Questa Partita

    Fino al 1 marzo dona #unrespiroinpiù ai pazienti con fibrosi cistica al 45509: Insieme Possiamo Vincere Questa Partita

    Riparte il 9 febbraio, con l’Adesione del Presidente della Repubblica e la collaborazione del Segretariato Sociale Rai, la campagna ‘Basket for FC’ di Lega Italiana Fibrosi Cistica Onlus (LIFC) abbinata al numero solidale 45509 attivo fino al 1 marzo.

    L’attore Marco Bocci, testimonial LIFC, è il protagonista dello spot che veicola la numerazione solidale 45509.

    Per il terzo anno consecutivo sui campi da gioco della Legabasket, da quest’anno l’iniziativa sarà ospitata anche dalla Serie A Calcio, per sensibilizzare sportivi e tifosi sulla patologia invitando tutti, in campo e sugli spalti, a donare al 45509.

    In tutti i campi da gioco verrà esposto prima della partita un grande striscione con lo slogan dell’iniziativa e il numero 45509 per raccogliere fondi da destinare alla tecnica di ricondizionamento extracorporeo dei polmoni “Ex Vivo Lung Perfusion (EVLP)” perché #unrespiroinpiù per i pazienti con fibrosi cistica non sia solo una speranza ma un traguardo raggiungibile.

    Comunicato stampa_LIFC  5- Progetto Trapianti_2015-1

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  • Sabato 31 Gennaio – I risultati della ricerca L.IN.F.A.

    Sabato 31 Gennaio – I risultati della ricerca L.IN.F.A.

    Sabato 31 Gennaio presso la Sala L. Anedda dell’Assistenza Pubblica di Parma, la D.ssa Iacinti – psicologa del Centro FC di Parma – ha presentato i risultati della ricerca L.IN.F.A.
    Erano presenti genitori di adolescenti e pre-adolescenti FC che hanno mostrato interesse per questo studio realizzato in numerosi Centri italiani FC, teso a valutare i fattori psicologici e clinici che influenzano la qualità di vita degli adolescenti con Fibrosi Cistica.
    Ringraziamo la D.ssa Iacinti, la D.ssa Pisi e il Dr. Dodi presente in rappresentanza della AUSL Parma e l’Assistenza Pubblica per la gentile concessione della sala.
    Trovate qui le slide di presentazione con i risultati.

    Progetto LINFA- Slide KIT AGB GV

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  • Ivacaftor per la Fibrosi Cistica

    Ivacaftor per la Fibrosi Cistica

    ivacaftorRiportiamo il testo di un articolo molto interessante apparso sul sito www.pharmastar.it.

    Il farmaco più innovativo del 2012? Ivacaftor (fibrosi cistica)

    “Nel 2012 l’Fda ha approvato 39 nuovi farmaci e tra questi, secondo la rivista economica Forbes, il farmaco da considerarsi più innovativo è Ivacaftor, il primo trattamento della fibrosi cistica che agisce sulla causa della malattia, almeno in una parte dei pazienti.

    Ivacaftor è infatti il primo farmaco ad agire direttamente sul difetto di base che causa la malattia portando a un miglioramento significativo della funzione polmonare dei pazienti. Inoltre, il medicinale è stato sviluppato congiuntamente dall’azienda produttrice, Vertex Pharmaceuticals e dalla Cystic Fibrosis Foundation. Si tratta di uno dei primi esempi di come un’associazione di pazienti possa avere un ruolo pro attivo per lo sviluppo di un farmaco, una forma di collaborazione nota come “venture philanthropy.”

    Secondo la Prof.ssa Carla Colombo, Direttore del Centro di Riferimento per la Fibrosi Cistica della Regione Lombardia, Fondazione IRCCS Ca’ Granda – Ospedale Maggiore Policlinico, Università degli Studi di Milano, che abbiamo avuto la possibilità di intervistare, “il farmaco rappresenta una svolta nel trattamento della fibrosi cistica”.

    Come spiegato dall’esperta, finora i pazienti affetti dalla malattia venivano curati con strategie terapeutiche che miravano a rallentare l’evoluzione della patologia ma non esisteva alcun trattamento specifico in grado di correggere il difetto genetico alla base della malattia.

    Le cure più complesse e impegnative fino a oggi utilizzate erano richieste dalle manifestazioni polmonari della malattia. La tosse e il catarro, ancora oggi vengono curati e prevenuti con aerosolterapia e fisioterapia respiratoria quotidiana, l’infezione respiratoria richiede antibiotici da prendere per bocca o per via endovenosa o per aerosol e quando la malattia si aggrava la difficoltà respiratoria richiede ossigenoterapia.

    Il progressi ottenuti nella cura di questa malattia hanno aumentato l’aspettativa di vita dei pazienti con fibrosi cistica, passando da un’attesa media di vita di 5 anni nel 1955, di 25 anni nel 1985 fino a circa 40 di oggi.

    “Un bambino che nasce oggi con la fibrosi cistica ha un’aspettativa di vita superiore, specie se verranno sviluppati nuovi farmaci in grado di correggere il difetto di base della malattia. Tra questi il primo e finora l’unico approvato in Europa è Ivacaftor”, aggiunge la Prof.ssa Colombo.

    Il gene responsabile della fibrosi cistica è stato scoperto nel 1989 ed è stato chiamato gene CFTR in quanto codifica per una proteina denominata Cystic Fibrosis Transmembrane Regulator, un canale ionico deputato soprattutto a trasportare il cloro attraverso le membrane cellulari a livello della membrana apicale delle cellule epiteliali delle cellule di vie aeree, del pancreas, dell’intestino, delle ghiandole sudoripare, delle ghiandole salivari e dei vasi deferenti.

    La fibrosi cistica è causata da mutazioni di questa proteina (se ne conoscono circa 1.400) che portano a uno squilibrio ionico legato a un’alterazione della secrezione da parte delle cellule epiteliali degli ioni cloro e, di conseguenza, a un maggior riassorbimento di sodio e acqua dalle pareti delle vie aeree. I secreti prodotti sono molto densi e poveri di acqua. Per esempio, il muco prodotto dalle cellule epiteliali dei bronchi è più denso del normale.

    Mutazioni diverse possono determinare in qualche misura diversa gravità della malattia proprio perché alterano in maniera diversa la proteina CFTR. In relazione al difetto che provocano nella proteina, le mutazioni sono state suddivise in classi: la proteina non viene prodotta (classi I e II) o viene prodotta in quantità ridotta (classi III, IV e V).

    Dopo l’identificazione delle mutazioni che causano la malattia sono iniziati una serie di studi per lo sviluppo di nuovi farmaci in grado di correggere il difetto di base della malattia. Questi farmaci possono essere suddivisi in categorie. Vi sono farmaci che ripristinano la sintesi della proteina CFTR in presenza di mutazioni di stop (mutazioni di classe I), farmaci “correttori” che impediscono la distruzione di una proteina CFTR con struttura anomala (mutazioni di classe II) e i “potenziatori”, come ivacaftor che potenziano l’attività residua di CFTR (mutazioni di classe III).

    Ivacaftor è un farmaco attivo per via orale che va assunto due volte al giorno, disegnato per aumentare il tempo di apertura dei canali CFTR. Il farmaco è stato per ora approvato solo per i pazienti che presentano la mutazione G551D nel gene CFTR. In questi pazienti, ivacaftor migliora rapidamente la funzione polmonare e normalizza la concentrazione di cloro nel sudore.

    Ivacaftor è approvato in Europa per i pazienti affetti da fibrosi cistica di età superiore ai 6 anni che presentano almeno una copia della mutazione G551D nel gene CFTR. Questi pazienti costituiscono circa il 4-5% dei circa 70mila pazienti soggetti affetti dalla malattia in tutto il mondo. In Italia circa 10 pazienti presentano la mutazione G551D e saranno a breve trattate con il farmaco.

    Dopo i risultati positivi ottenuti dal farmaco nei pazienti con la mutazione G551D, sono iniziati diversi studi per valutare Ivacaftor in altre mutazioni. Un esempio è la mutazione ΔF508, l’alterazione genetica più comune nei soggetti con fibrosi cistica, presente nel 50% dei pazienti italiani affetti dalla malattia e nel 90% dei pazienti nel Nord America.

    Come affermato dalla Prof.ssa Colombo, il prossimo marzo/aprile partirà uno studio di fase III che valuterà l’efficacia e la sicurezza di ivacaftor in combinazione con il farmaco “correttore” lumacaftor (VX- 809) o il solo lumacaftor in monoterapia, in pazienti con fibrosi cistica di età superiore ai 12 anni che presentano la mutazione ΔF508 in condizione di omozigosi. Il trial arruolerà in totale circa 500 pazienti e avrà una durata di 48 settimane, seguite da una fase di osservazione a lungo termine.

    Oltre a ivacaftor e lumacaftor è in studio un altro farmaco conosciuto con la sigla VX-661, sia in monoterapia, che in combinazione con ivacaftor per la cura dei pazienti con fibrosi cistica che presentano la mutazione ΔF508. Il farmaco è attualmente nella fase II del suo sviluppo clinico.

    Del farmaco PTC124 (ataluren) sul quale si erano riposte molte speranze per la terapia dei pazienti con mutazioni di stop non è stata confermata l’efficacia.

    Con Ivacaftor si aprono le porte a nuove strategie terapeutiche per la cura della fibrosi cistica che mirano a correggere direttamente il difetto di base della malattia e che potrebbero portare a una vera e propria svolta nella trattamento e nella qualità di vita di questi pazienti.

    Ora, si attendono con ansia i risultati degli studi in corso che permetteranno di stabilire l’efficacia di ivacaftor e degli altri farmaci in sviluppo nei pazienti che presentano la mutazione ΔF508, ovvero la maggioranza dei pazienti che soffrono di fibrosi cistica.”

    Elisa Spelta http://www.pharmastar.it/index.html?cat=18&id=9978

     

  • Trial IGF-I in Fibrosi Cistica al Centro FC di Parma

    Trial IGF-I in Fibrosi Cistica al Centro FC di Parma

     

    trial IGF-I

    Riceviamo dalla Dott.sa Giovanna Pisi, Responsabile del Centro Fibrosi Cistica di Parma:

    METABOLISMO GLUCIDICO E PARAMETRI INFIAMMATORI DURANTE TRATTAMENTO CON RHIGF-I NELLA FIBROSI CISTICA

    E’ stato definitivamente accettato il progetto di ricerca che prevede il trattamento di alcuni pazienti con FC con IGF-I.

    La IGF-I potrebbe migliorare il trofismo muscolare, la funzionalità respiratoria, migliorare la tolleranza glucidica, contrastare “l’invecchiamento dei tessuti” riducendo la morbilità, svolgere un’ azione anti-ossidante, migliorare l’accrescimento staturo-ponderale in generale.
    Questo trial è volto soprattutto a valutare gli effetti sulla tolleranza glucidica e quindi ad un discorso di prevenzione del diabete legato alla Fibrosi cistica.
    Prevederà una singola piccola iniezione al giorno sottocute, il mattino dopo la colazione. Il farmaco (mecasermina- rh-IGF-I-ditta IPSEN) verrà fornito per un anno di terapia. Sarà necessario qualche controllo clinico e laboratoristico aggiuntivo a quelli routinari ed il trattamento potrà essere offerto solo dopo l’esecuzione di un OGTT (test da carico orale di glucosio) e dopo un adeguato controllo clinico. I candidati alla terapia (n. 20 ) verranno contattati direttamente dal Centro Fibrosi Cistica (Dott.ssa G. Pisi) e verranno seguiti per il trattamento con IGF-I dal Centro Auxologico (Dott.ssa Maria Street), continuando il routinario follow up presso il Centro FC.
    In assenza di complicazioni burocratiche si prevede di iniziare lo studio tra marzo-aprile.

     

    Parma, 24 gennaio 2012

     

  • Esperienza al Royal Brompton Hospital

    Esperienza al Royal Brompton Hospital

    Royal Brompton Hospital

    Riportiamo il messaggio che ci ha inviato la specializzanda D.ssa Valentina Fainardi, alla conclusione della sua esperienza presso il Centro di Fibrosi Cistica del Royal Brompton Hospital di Londra. Un’esperienza di 6 mesi, alla quale la nostra Associazione ha contribuito. Contiamo di incontrarla presto per riportarvi ulteriori particolari!

    Parma, 28/12/2011

    Cara Associazione,

    la maggior parte di voi probabilmente ancora non mi conosce, il mio nome è Valentina Fainardi. Mi sto specializzando in Pediatria a Parma e, nell’ambito della mia esperienza formativa, ho appena trascorso, anche grazie al vostro generoso contributo, sei mesi presso il Centro di Fibrosi Cistica del Royal Brompton Hospital di Londra, da cui sono appena rientrata.
    Il Centro di Fibrosi Cistica del Royal Brompton Hospital è uno dei più importanti non solo del Regno Unito ma anche d’Europa e vanta personalità riconosciute a livello internazionale per l’ampia esperienza clinica e scientifica. La loro professionalità è supportata da un team efficiente e preparato che conta medici, infermiere, dietiste, fisioterapiste, farmacisti, psicologhe ed assistenti sociali che garantiscono ogni giorno un approccio completo e multidisciplinare ai pazienti e alle loro famiglie.
    Alle tradizionali cure offerte ai bambini si affianca costantemente la ricerca scientifica a cui il team tutto partecipa con dedizione e competenza, sotto la guida del Prof. Andrew Bush che non è solo un famoso scienziato nel campo delle malattie respiratorie infantili ma è anche un esempio di grande umanità. Sono tanti i progetti e le idee, alcuni molto ambiziosi, come la terapia genica, altri apparentemente più semplici come il miglioramento del supporto psicologico alle famiglie al momento della diagnosi.
    Ognuno contribuisce con le proprie forze e, che si tratti di ricerche a livello genetico o di ricerche basate su questionari, il fine ultimo è sempre uno: migliorare la qualità di vita di una persona, che sia un bambino, una mamma o un papà.
    Far parte, seppur per un tempo limitato, di un tale Centro di eccellenza mi ha permesso di comprendere il significato della ricerca clinica, di apprezzare l’importanza di investire quotidianamente nell’insegnamento e di capire quanto sia essenziale condividere idee e conoscenze. Sei mesi non sono certamente sufficienti per diventare esperti in qualcosa ma sono stati abbastanza per cambiare il mio modo di ragionare verso un approccio più completo e consapevole alla malattia e alla persona affetta da Fibrosi Cistica.
    Un sincero ringraziamento è inoltre per la Dott.ssa Giovanna Pisi, che mi ha offerto questa opportunità, e per il Prof. Vanelli che, come Direttore della Scuola di Specialità, mi ha permesso di partire.
    So che questo è solo l’inizio di un lungo percorso che spero sarà altrettanto interessante e costruttivo; al momento posso comunque dire che questa esperienza, a cui voi tutti avete contribuito in maniera determinante, farà per sempre parte del mio bagaglio culturale e umano.

    A presto,

    Valentina Fainardi

     

     

     

  • Vasco Rossi finanzia con 75000 euro la ricerca sui biofilms microbici

    Vasco Rossi finanzia con 75000 euro la ricerca sui biofilms microbici

    Vasco RossiIl più popolare rocker italiano donerà 75000 euro per la ricerca sulle infezioni dovute ai biofilms microbici. Il professor Zannoni dell’Alma Mater, Università di Bologna: “Un assegno per un giovane post dottorando oggi costa in media 25 mila euro l’anno, dunque l’offerta potrà finanziare un percorso completo di ricerca triennale”

    I biofilms microbici sono tra i principali responsabili di forme infettive come le endocarditi, le infezioni croniche delle vie urinarie, della cornea, dei reni e dei polmoni come appunto nella fibrosi cistica.

    Proprio una endocardite, un’infiammazione del tessuto che riveste le cavità interne e le valvole del cuore, aveva colpito a luglio il rocker, costretto a sospendere il suo tour per un lungo ricovero a Bologna.

    Appresa la notizia della malattia superata, i ricercatori bolognesi hanno pensato che Vasco potesse essere sensibile al tema della ricerca e così lo hanno contattato: “Lo abbiamo cercato noi dopo la sua malattia, che si forma proprio a causa della presenza di biofilms batterici all’interno di tessuti cardiaci. Direi che la sua è stata una offerta estremamente generosa“, spiega a ilfattoquodiano.it il professor Davide Zannoni, microbiologo dell’Università di Bologna.

    Ora, spiega Zannoni, verranno fatti dei bandi e si deciderà a chi dare la borsa di ricerca che il cantante (che recentemente ha pubblicato un’autobiografia i cui proventi andranno alle comunità di don Luigi Ciotti) ha voluto intitolare a suo nome, ma soprattutto a nome del padre, Giovanni Carlo Rossi. L’auspicio di Zannoni è che questa donazione rappresenti solo l’inizio di una collaborazione.

    Abbiamo chiesto un parere sulla notizia al Prof. Gianluigi Grzincich, per anni Direttore del Centro Regionale di riferimento per la diagnosi e cura della Fibrosi Cistica di Parma, ecco quanto ci ha scritto:

    “L’infezione da Pseudomonas Aeruginosa nella Fibrosi Cistica può diventare cronica e quindi spesso ineradicabile a causa del biofilm di alginato, una specie di corazza molto intelligente, che protegge lo Pseudomonas dagli antibiotici. Sarebbe quindi di enorme importanza clinica riuscire a ridurre o eliminare questa protezione . Per fare questo servirebbero dei ricercatori dedicati solo a questo problema . E’ comunque importante soprattutto dal punto di vista mediatico che una persona come Vasco abbia posto il problema, anche se servirebbe un budget di gran lunga superiore a disposizione.”

    Speriamo tutti che il gesto di Vasco Rossi dia ulteriore attenzione e spinta alla ricerca, intanto… bravo Vasco! 🙂

    foto da www.vascorossi.net

    fonte notizia: ilfattoquodiano.it | VascoRossi.net | Unibo Magazine

  • Trapianto al polmone, da vivente – Disegno di Legge (da: Corriere.it Salute)

    Trapianto al polmone, da vivente – Disegno di Legge (da: Corriere.it Salute)

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    riportiamo da Corriere.it Salute:

    Trapianto al polmone, da vivente Pronto disegno di legge

    Tecnica ancora poco diffusa nel nostro Paese. Servirà soprattutto nei casi di fibrosi polmonare

    MILANO -È un problema insoluto. Che richiede soluzioni alternative. Le donazioni di organo scarseggiano, i pazienti aspettano anni in lista di attesa. Non sempre fanno in tempo. Ecco perché si cerca di ridurre il divario tra offerta e domanda ricorrendo ai trapianti da donatore vivente. Prima è venuto il rene, poi il fegato (viene prelevata una porzione). Ora è la volta del polmone. Tecnica ancora poco diffusa, 400 interventi all’anno in tutto il mondo (i centri più attivi sono in Giappone e Stati Uniti), ma che costituisce una risorsa preziosa, sia pur marginale. Anche l’Italia si sta organizzando. La Commissione Affari Sociali della Camera ha cominciato l’esame di un disegno di legge che introduce questi interventi “estremi” nei nostri centri.

    PER CHI HA LA FIBROSI – «C’è un accordo di massima tra maggioranza e opposizione», afferma Giuseppe Palumbo, pdl, presidente della Commissione che esaminerà il provvedimento in sede legislativa. In parole semplici, se venisse votato e approvato non ci sarebbe bisogno di un successivo passaggio in aula. Il trapianto di polmone da vivente riguarda in larga parte le persone con fibrosi cistica, soprattutto bambini e adolescenti. Una malattia attualmente senza terapia che col passare degli anni mette fuori uso ambedue gli organi della respirazione. I genitori potranno donare una porzione di polmone ai figli. (…)

    (segue – vedi articolo completo QUI )

  • Individuato il gene responsabile della complicanza epatica della Fibrosi Cistica

    ricerca24 Novembre 2009
    Uno studio internazionale, cui ha partecipato anche il centro napoletano per le biotecnologie avanzate Ceinge, ha individuato un gene in grado di modulare l’espressione epatica della fibrosi cistica.
    Lo studio, pubblicato da poco sul Journal of American Medical association, chiarisce per la prima volta perche’ solo alcuni soggetti affetti da fibrosi sviluppano una severa complicanza epatica.
    Si tratta di un lavoro coordinato dal dr. Francesco Salvatore iniziato al Ceinge nel 1997, otto anni dopo l’identificazione del gene A1AT responsabile della malattia, e che nel tempo si e’ allargato coinvolgendo una decina di centri tra i piu’ avanzati al mondo nel campo della fibrosi cistica.
    Il segnale genetico di compromissione epatica individuato presenta un’elevata penetranza, 5 volte superiore ai soggetti senza questo tipo di segnale; si tratta di una variante rara ma in grado di raggiungere il 6-7% dei pazienti con fibrosi cistica.
    Tra i vantaggi derivanti dalla ricerca, c’e’ quello di non dover sottoporre a terapie non necessarie i pazienti che non hanno rischio elevato di malattia epatica e, di conseguenza, adottare specifiche terapie solo nei casi a maggiore rischio.
    “Abbiamo trovato il segnale genetico di predisposizione alla malattia che sara’ possibile individuare fin dalla nascita nei pazienti affetti. In questo modo avremo la possibilita’ di curare al meglio i bambini”, spiega il dr. Salvatore, presidente del Ceinge.
    In Campania su 3600 pazienti sottoposti a screening, in 11 e’ stata trovata la mutazione del gene e 5 di questi sono risultati affetti.
    fonte: malattierare.sanitanews.it