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  • Non è stato solo un incontro. È stato un pezzo di futuro.

    Non è stato solo un incontro. È stato un pezzo di futuro.

    Domenica 29 marzo, al CDH Hotel Parma & Congressi di Parma, si è svolta l’Assemblea dei soci 2026 di LIFC Emilia. È stata una mattina importante, fatta di bilanci, di contenuti, di sguardi in avanti. Ma soprattutto è stata una di quelle giornate in cui un’associazione si vede per quello che è davvero: una comunità viva, che continua a crescere, a interrogarsi e a mettersi in cammino.

    Dopo i saluti del presidente Danilo Garattini e del vicepresidente Eugenia Iacinti, il tesoriere Giuseppe Ceresini ha presentato la rendicontazione dell’anno passato e il bilancio preventivo. Poi si è aperta la parte più densa della mattinata, quella dedicata agli interventi medico-scientifici e alla vita associativa.

    Il Dr. Francesco Longo, Responsabile della Struttura Semplice Dipartimentale Fibrosi Cistica e Pneumologia Pediatrica, ha portato l’esperienza del Centro Fibrosi Cistica di Parma sul tema della terapia con modulatori del CFTR.

    Il Dr. Marco Magrì, Responsabile LIFC Area di Interesse Ricerca e Rapporti con l’Europa, ha tracciato un quadro delle rivoluzioni terapeutiche in corso e dei farmaci in arrivo.

    La Prof.ssa Simona Bertoni, del Dipartimento di Scienze degli Alimenti e del Farmaco dell’Università degli Studi di Parma, ha approfondito il tema degli organoidi intestinali come guida per il trattamento della fibrosi cistica.

    Gli organoidi intestinali sono modelli tridimensionali ottenuti da cellule del paziente e oggi rappresentano una delle strade più promettenti della medicina di precisione. Nella fibrosi cistica possono aiutare a capire, in laboratorio, come quel singolo paziente risponde ai modulatori CFTR, aprendo la strada a terapie sempre più personalizzate. 

    Tra gli interventi c’è stato anche quello dedicato alla comunicazione, dal titolo “Non è un algoritmo, è una comunità”. Un titolo che dice già tutto. Perché il lavoro che LIFC Emilia sta facendo ogni giorno sui social non nasce per inseguire numeri, ma per costruire fiducia, proteggere uno spazio sicuro e dare voce a chi troppo spesso rischia di restare ai margini. Dietro ogni messaggio, ogni storia condivisa, ogni parola che arriva in privato, non ci sono metriche da esibire, ma persone vere che cercano ascolto, riconoscimento, presenza. Nell’ambito dello stesso intervento è stato presentato anche il progetto Zero4mila, l’evento simbolo con cui LIFC Emilia celebrerà i suoi quarant’anni: protagonista sarà Giovanni Bizzarri, testimonial di LIFC Emilia, che trasformerà questa impresa in un gesto di visibilità, memoria e sostegno alla ricerca, portando più in alto la voce di tutta la comunità della fibrosi cistica.

    A seguire è intervenuto Stefano Cresci che ha ribadito quanto oggi il concetto di fiducia sia centrale, forse ancora più necessario che in altri tempi. Ha richiamato anche il valore concreto del volontariato, ricordando che accanto a chi già si impegna con continuità ci sono tanti amici dell’associazione che potrebbero scegliere di mettere a disposizione anche solo poche ore del proprio tempo, per dare una mano nei banchetti, negli eventi e in tutte quelle occasioni in cui una comunità ha bisogno di presenza, energie e partecipazione vera.

    E poi, alla fine, è arrivata forse la notizia più bella. Sono stati presentati i nuovi membri che entreranno a far parte del consiglio direttivo: Brozzi Martina, Castellone Maria, Klein Eva Jaymes, Messori Daniele, Simoncelli Giulio, Vicerè Martina.

    Sono tutti molto giovani, quasi tutti pazienti LIFC, tutti pieni di energia, desiderio di esserci e voglia di dare il proprio contributo. Per un’associazione, questa non è una cosa piccola. È una boccata d’aria buona. È il segno che il volontariato è vivo, che la strada è sana, che il futuro non è un’idea astratta ma qualcosa che ha già deciso di mettersi in gioco.

    L’Assemblea dei soci 2026 ci lascia proprio questo: non solo aggiornamenti importanti, non solo contenuti di valore, non solo un momento formale della vita associativa. Ci lascia la sensazione netta di una comunità che continua a crescere insieme, con serietà, con passione e con una responsabilità condivisa. E, in tempi come questi, non è poco!