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  • Test del sudore, incontro tra LIFC e Ministero della Salute

    Test del sudore, incontro tra LIFC e Ministero della Salute

    È ormai da qualche mese che esiste una “questione” test del sudore che preoccupa alcuni Centri di Cura Italiani e tanti pazienti affetti da fibrosi cistica. In base ad una nuova normativa europea, il reagente necessario per effettuare il test con metodo Wescor, finora acquistato da un’azienda statunitense, non risulta conforme alla normativa stessa ed è necessaria una nuova certificazione per sbloccare l’importazione nei paesi dell’Unione Europea. Una situazione ben conosciuta dagli addetti ai lavori e per cui Lega Italiana Fibrosi Cistica ha tentato varie strade, con vari interlocutori, nella speranza di trovare una soluzione veloce ed efficace.

    Negli ultimi giorni la situazione è stata ripresa e resa pubblica da alcuni organi di stampa che hanno riportato anche una dichiarazione della presidente LIFC Gianna Puppo Fornaro, preoccupata per la sospensione del test utilizzato come monitoraggio per la prescrizione dei nuovi modulatori, terapia di indubbia efficacia per i pazienti tanto da considerarla una cura salvavita. Non da meno, il test resta fondamentale per dare conferma alle diagnosi di FC da screening neonatale e permettere un immediato accesso alle cure per i piccoli nuovi pazienti.

    Considerando il quadro, di estrema importanza si è rivelato un incontro che si è tenuto presso il Ministero della Salute in data 28 settembre tra la Presidente LIFC e il dott. Achille Iachino, direttore generale dei dispositivi medici e del servizio farmaceutico.

    Durante l’incontro il Direttore ha ribadito alcuni concetti per rendere chiari le motivazioni di questa situazione di stallo. Un’eventuale deroga non è stata ancora concessa per diversi motivi, primo fra tutti la conferma, da parte dell’azienda produttrice dei reagenti, di non essere in linea non solo con il nuovo regolamento europeo, ma anche con le precedenti disposizioni per l’importazione. Inoltre, il Ministero ha provato a contattare i vari assessorati regionali alla salute senza ricevere un effettivo riscontro della gravità della situazione, dovuto forse anche al fatto che alcuni Centri di Cura FC utilizzano metodi alternativi per effettuare il test del sudore senza dover ricorrere al Wescor.

    Lega Italiana Fibrosi Cistica ha voluto portare all’attenzione del dott. Iachino anche l’esempio della Francia (si ricorda che il blocco dell’importazione riguarda tutti i paesi europei), dove pare che la deroga sia stata concessa. A quanto pare non si tratta di una vera e propria deroga, ma di una concessione del Ministero francese che scarica la responsabilità di eventuali problemi direttamente sugli istituti di cura; una strada non percorribile secondo il nostro Ministero. Quali altre possibilità allora per riprendere a pieno regime i test del sudore in tutta Italia? Una soluzione momentanea potrebbe prevedere una verifica sull’esistenza di eventuali scorte di magazzino già presenti all’interno dell’Unione Europea e che sarebbero, a tutti gli effetti, utilizzabili.

    Ma per non perdere altro tempo prezioso Lega Italiana Fibrosi Cistica è fiduciosa che esista la possibilità di ottenere effettivamente una deroga già da ora:  una deroga condizionata al fatto che l’ente certificatore assicuri una conclusione positiva dell’iter relativo in tempi non eccessivamente lunghi o, diversamente, almeno concessa ai quei Centri di Cura che effettuano monitoraggio sui pazienti che assumono i modulatori, i quali, dopo aver raggiunto un buono stato di salute e magari evitato di dover ricorrere al trapianto polmonare, temono di dover rinunciare a quella speranza di vita che si è riaccesa in loro.

     

     

  • Problemi burocratici per il test del sudore

    Problemi burocratici per il test del sudore

    Cambia la normativa e il test non è più in regola. Più di 1.000 pazienti rischiano di dover interrompere il farmaco salvavita per impossibilità di monitoraggio

    LIFC e Società Italiana FC: “inaccettabile, abbiamo chiesto al Ministero una deroga urgente su attuale normativa”

    Grazie al progresso scientifico e farmaceutico, la fibrosi cistica, se diagnosticata alla nascita, può essere trattata tempestivamente, anche con nuovi farmaci – quali correttori/potenziatori della proteina malata (CFTR) – permettendo a chi ne è affetto di diventare adulto e di non dover necessariamente ricorrere al trapianto d’organo in età giovanile.
    Per diagnosticare la malattia e per poter assumere questi farmaci però è necessario eseguire prima un semplice esame di laboratorio, semplice ma fondamentale: il test del sudore.  Questa porta di accesso alle nuove terapie rischia però di rimanere sbarrata da un problema burocratico che, nonostante le sollecitazioni portate al Ministero della Salute, non è stato ancora risolto.

    Il test del sudore è un esame funzionale molto semplice, che dosando il cloro presente nel sudore permette non solo di confermare la presenza della patologia, ma anche di comprenderne il livello di gravità. “Il problema è correlato alla nuova normativa europea sui dispositivi medici: il reagente necessario ad effettuare il test del sudore viene importato dagli USA, ma al momento l’azienda non dispone di una certificazione conforme alla normativa appena entrata in vigore. Le scorte dei laboratori italiani stanno esaurendosi – spiega la Dr.ssa Natalia Cirilli, Dirigente Biologo presso il Centro Fibrosi Cistica dell’AOU Ospedali Riuniti di Ancona, coordinatore del Gruppo di Lavoro nazionale dedicato al Test del Sudore della Società Italiana Fibrosi Cistica – e gli uffici dispositivi medici dei presidi ospedalieri bloccano le richieste di acquisto in assenza di tale documentazione. L’azienda produttrice americana – la stessa da decine d’anni – ha avviato la procedura di ricertificazione, ma non c’è certezza che vada a buon fine in tempi brevi. L’unica soluzione possibile è una deroga da parte del Ministero Della Salute all’acquisto del reagente: per i pazienti è una questione di vita o di morte.”

    Il paradosso è che il test, che si esegue ormai universalmente con questo metodo da almeno un decennio in tutto il mondo, è finito ‘fuori legge’ per un cambio di normativa in Europa.

    “È assolutamente inaccettabile che si metta a rischio la diagnosi neonatale – dichiara Gianna Puppo Fornaro, Presidente di LIFC, Lega Italiana Fibrosi Cistica – e che i pazienti che hanno atteso per anni di accedere ai nuovi farmaci rischino ora l’interruzione di una terapia che è a tutti gli effetti salvavita. In assenza della possibilità di effettuare il test altri pazienti rischiano di non poter accedere alle prospettive terapeutiche che si presenteranno nel prossimo futuro. Il Ministero intervenga con tempestività.”

    Sono 18 i laboratori pubblici che utilizzano questa metodica – metodo Wescor con dispositivo “Macroduct 3700” utilizzando dei dischetti “pilogel” contenenti la pilocarpina – sia a scopo diagnostico (sui neonati positivi allo screening neonatale e sui soggetti con sospetto di malattia/familiarità positiva per fibrosi cistica) e per il monitoraggio necessario alla prescrizione dei modulatori del CFTR. In totale i laboratori pubblici che effettuano il test del sudore sono 26. Il problema – spiega ancora la Dr.ssa Cirilli – è emerso a gennaio 2022. Dopo aver creato un tavolo congiunto tra Società Italiana Fibrosi Cistica e Lega Italiana Fibrosi Cistica è stato chiesto alla Direzione generale dei dispositivi medici e del servizio farmaceutico del Ministero della Salute, attualmente diretta dal Dott. Achille Iachino, la possibilità di una deroga all’acquisto dei reagenti, in attesa che questi prodotti ottengano la certificazione europea. Sappiamo che è stata avviata una consultazione con gli assessorati regionali, ma non abbiamo ancora ottenuto alcuna risposta ufficiale. Questa problematica riguarda non solo l’Italia ma tutti i paesi dell’Unione Europea e non esiste al momento alcun metodo alternativo.

    In altri paesi europei si sta tentando la nostra stessa strada, ovvero cercare di ottenere una deroga all’import dei pilogel dagli USA. È notizia recentissima (12 settembre 2022) che il Ministero della Salute francese ha concesso questa deroga, primo paese dell’unione europea ad ottenere il via libera per la commercializzazione del reagente necessario per il test del sudore.

    Di quali numeri stiamo parlando?

    “Nel 2021 sono stati eseguiti in Italia quasi 11.000 test del sudore: nei 18 laboratori che utilizzano il sistema Macroduct 3700, colpiti quindi da questo stop dell’import dei reagenti, sono stati eseguiti 7.109 test del sudore.

    Dal 10 all’ 88% di questi test è stato impiegato per prescrivere il Kaftrio (il farmaco innovativo che ha cambiato in modo sostanziale la storia clinica di questa malattia) tramite portale AIFA.

    I pazienti affetti da fibrosi cistica in trattamento con Kaftrio erano 345 fino al 2020; nel 2021, dopo approvazione da parte di AIFA (GU Serie Generale n.159 del 05-07-2021), ben 1.310 pazienti hanno avuto accesso a questo trattamento (dati forniti dal Registro Italiano Fibrosi Cistica). Il numero di pazienti in trattamento con Kaftrio è in continuo aumento, inoltre nuovi modulatori del CFTR sono in arrivo, come pure ulteriori autorizzazioni da parte dell’AIFA per fasce di età sempre più basse.

    Sul tema è intervenuta anche la politica: il 6 settembre 2022 il Sen. Barboni (FI) ha presentato al Senato un’interrogazione a risposta scritta, rivolta al Ministro della Salute. L’interrogazione sottolinea, ancora una volta, che “il ritardo prolungato di questi mesi ha lasciato alcuni centri di prevenzione completamente sprovvisti, tra cui l’ospedale “Bufalini” di Cesena, centro di riferimento regionale, a cui afferisce tutta la popolazione romagnola, sammarinese e parte di quella marchigiana. La mancanza del dispositivo necessario impedisce, innanzitutto, la possibilità di effettuare diagnosi e quindi prevenzione, e allo stesso tempo per i pazienti che attualmente stanno effettuando terapie di cure con i nuovi farmaci “Kaftrio” e “Trikafta”, unici farmaci efficaci per affrontare la sintomatologia della malattia, non consente di inviare ad AIFA i report, in base ai quali la stessa AIFA decide se il paziente abbia diritto ad avere la somministrazione di farmaci molto costosi e per i quali è previsto il riconoscimento solo se si registrano effettivi miglioramenti di salute.