Fibrosi Cistica Emilia

Ivacaftor per la Fibrosi Cistica

ivacaftorRiportiamo il testo di un articolo molto interessante apparso sul sito www.pharmastar.it.

Il farmaco più innovativo del 2012? Ivacaftor (fibrosi cistica)

“Nel 2012 l’Fda ha approvato 39 nuovi farmaci e tra questi, secondo la rivista economica Forbes, il farmaco da considerarsi più innovativo è Ivacaftor, il primo trattamento della fibrosi cistica che agisce sulla causa della malattia, almeno in una parte dei pazienti.

Ivacaftor è infatti il primo farmaco ad agire direttamente sul difetto di base che causa la malattia portando a un miglioramento significativo della funzione polmonare dei pazienti. Inoltre, il medicinale è stato sviluppato congiuntamente dall’azienda produttrice, Vertex Pharmaceuticals e dalla Cystic Fibrosis Foundation. Si tratta di uno dei primi esempi di come un’associazione di pazienti possa avere un ruolo pro attivo per lo sviluppo di un farmaco, una forma di collaborazione nota come “venture philanthropy.”

Secondo la Prof.ssa Carla Colombo, Direttore del Centro di Riferimento per la Fibrosi Cistica della Regione Lombardia, Fondazione IRCCS Ca’ Granda – Ospedale Maggiore Policlinico, Università degli Studi di Milano, che abbiamo avuto la possibilità di intervistare, “il farmaco rappresenta una svolta nel trattamento della fibrosi cistica”.

Come spiegato dall’esperta, finora i pazienti affetti dalla malattia venivano curati con strategie terapeutiche che miravano a rallentare l’evoluzione della patologia ma non esisteva alcun trattamento specifico in grado di correggere il difetto genetico alla base della malattia.

Le cure più complesse e impegnative fino a oggi utilizzate erano richieste dalle manifestazioni polmonari della malattia. La tosse e il catarro, ancora oggi vengono curati e prevenuti con aerosolterapia e fisioterapia respiratoria quotidiana, l’infezione respiratoria richiede antibiotici da prendere per bocca o per via endovenosa o per aerosol e quando la malattia si aggrava la difficoltà respiratoria richiede ossigenoterapia.

Il progressi ottenuti nella cura di questa malattia hanno aumentato l’aspettativa di vita dei pazienti con fibrosi cistica, passando da un’attesa media di vita di 5 anni nel 1955, di 25 anni nel 1985 fino a circa 40 di oggi.

“Un bambino che nasce oggi con la fibrosi cistica ha un’aspettativa di vita superiore, specie se verranno sviluppati nuovi farmaci in grado di correggere il difetto di base della malattia. Tra questi il primo e finora l’unico approvato in Europa è Ivacaftor”, aggiunge la Prof.ssa Colombo.

Il gene responsabile della fibrosi cistica è stato scoperto nel 1989 ed è stato chiamato gene CFTR in quanto codifica per una proteina denominata Cystic Fibrosis Transmembrane Regulator, un canale ionico deputato soprattutto a trasportare il cloro attraverso le membrane cellulari a livello della membrana apicale delle cellule epiteliali delle cellule di vie aeree, del pancreas, dell’intestino, delle ghiandole sudoripare, delle ghiandole salivari e dei vasi deferenti.

La fibrosi cistica è causata da mutazioni di questa proteina (se ne conoscono circa 1.400) che portano a uno squilibrio ionico legato a un’alterazione della secrezione da parte delle cellule epiteliali degli ioni cloro e, di conseguenza, a un maggior riassorbimento di sodio e acqua dalle pareti delle vie aeree. I secreti prodotti sono molto densi e poveri di acqua. Per esempio, il muco prodotto dalle cellule epiteliali dei bronchi è più denso del normale.

Mutazioni diverse possono determinare in qualche misura diversa gravità della malattia proprio perché alterano in maniera diversa la proteina CFTR. In relazione al difetto che provocano nella proteina, le mutazioni sono state suddivise in classi: la proteina non viene prodotta (classi I e II) o viene prodotta in quantità ridotta (classi III, IV e V).

Dopo l’identificazione delle mutazioni che causano la malattia sono iniziati una serie di studi per lo sviluppo di nuovi farmaci in grado di correggere il difetto di base della malattia. Questi farmaci possono essere suddivisi in categorie. Vi sono farmaci che ripristinano la sintesi della proteina CFTR in presenza di mutazioni di stop (mutazioni di classe I), farmaci “correttori” che impediscono la distruzione di una proteina CFTR con struttura anomala (mutazioni di classe II) e i “potenziatori”, come ivacaftor che potenziano l’attività residua di CFTR (mutazioni di classe III).

Ivacaftor è un farmaco attivo per via orale che va assunto due volte al giorno, disegnato per aumentare il tempo di apertura dei canali CFTR. Il farmaco è stato per ora approvato solo per i pazienti che presentano la mutazione G551D nel gene CFTR. In questi pazienti, ivacaftor migliora rapidamente la funzione polmonare e normalizza la concentrazione di cloro nel sudore.

Ivacaftor è approvato in Europa per i pazienti affetti da fibrosi cistica di età superiore ai 6 anni che presentano almeno una copia della mutazione G551D nel gene CFTR. Questi pazienti costituiscono circa il 4-5% dei circa 70mila pazienti soggetti affetti dalla malattia in tutto il mondo. In Italia circa 10 pazienti presentano la mutazione G551D e saranno a breve trattate con il farmaco.

Dopo i risultati positivi ottenuti dal farmaco nei pazienti con la mutazione G551D, sono iniziati diversi studi per valutare Ivacaftor in altre mutazioni. Un esempio è la mutazione ΔF508, l’alterazione genetica più comune nei soggetti con fibrosi cistica, presente nel 50% dei pazienti italiani affetti dalla malattia e nel 90% dei pazienti nel Nord America.

Come affermato dalla Prof.ssa Colombo, il prossimo marzo/aprile partirà uno studio di fase III che valuterà l’efficacia e la sicurezza di ivacaftor in combinazione con il farmaco “correttore” lumacaftor (VX- 809) o il solo lumacaftor in monoterapia, in pazienti con fibrosi cistica di età superiore ai 12 anni che presentano la mutazione ΔF508 in condizione di omozigosi. Il trial arruolerà in totale circa 500 pazienti e avrà una durata di 48 settimane, seguite da una fase di osservazione a lungo termine.

Oltre a ivacaftor e lumacaftor è in studio un altro farmaco conosciuto con la sigla VX-661, sia in monoterapia, che in combinazione con ivacaftor per la cura dei pazienti con fibrosi cistica che presentano la mutazione ΔF508. Il farmaco è attualmente nella fase II del suo sviluppo clinico.

Del farmaco PTC124 (ataluren) sul quale si erano riposte molte speranze per la terapia dei pazienti con mutazioni di stop non è stata confermata l’efficacia.

Con Ivacaftor si aprono le porte a nuove strategie terapeutiche per la cura della fibrosi cistica che mirano a correggere direttamente il difetto di base della malattia e che potrebbero portare a una vera e propria svolta nella trattamento e nella qualità di vita di questi pazienti.

Ora, si attendono con ansia i risultati degli studi in corso che permetteranno di stabilire l’efficacia di ivacaftor e degli altri farmaci in sviluppo nei pazienti che presentano la mutazione ΔF508, ovvero la maggioranza dei pazienti che soffrono di fibrosi cistica.”

Elisa Spelta http://www.pharmastar.it/index.html?cat=18&id=9978

 

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